Siamo qui con il dottore dell’Annalisa Volley San Marzano, Sergio Amitrano.
Allora dottore, in quest’intervista voglio partire subito da un momento chiave della partita che è stato quello dell’infortunio di purtroppo di un nostro avversario, del numero 2 mi sembra, di Casoria ci può spiegare nei dettagli cosa è successo e perché è accorso lei subito in campo?
Guarda, il problema è che noi medici accorriamo comunque o sei da qui o sei dell’altra panchina l’importante è capire che cosa è successo. Il ragazzo all’inizio sembrava una distorsione che avesse avuto perlomeno una torsione del ginocchio invece ha avuto uno stiramento del nervo tibiale e quindi diciamo che si è più spaventato che altro e per cui poi alla fine siamo riusciti a riportarlo su, gli ho messo un bendaggio elasto-compressivo all’ossido di zinco che è un antinfiammatorio in modo da attutire l’edema che si forma dopo questi infortuni. Poi ho detto ai responsabili della squadra avversaria di fargli fare in queste settimane un po’ di tecar ma la situazione la riprenderà subito.
Appunto il bello dello sport è anche aiutarsi e poter darsi supporto a vicenda. Dopo un grande spavento, c’è stato un completo silenzio nel palazzetto però subito è stata presa la situazione in mano nonostante si temesse il peggio, quindi diciamo che sono buone notizie in un certo senso…
Ottime notizie, in questi casi bisogna comunque tenere la calma. Tutto è bene quello che finisce bene.
Ora voglio passare un attimo all’aspetto della partita in generale. Lei seduto sulla panchina io lo vedo da fuori ed è sempre pieno di tensione. Come la vive sulla panchina e soprattutto quando abbiamo vinto al tie-break qual è stata la sua reazione, la sua sensazione?
Eh, guarda, devi sapere che io sono stato anch’io un giocatore di pallavolo, ero anch’io centrale. Certo che la mia pallavolo era un altro tipo di pallavolo, non è questa che è molto più movimentata. Veramente ero un po’ più abituato a stare sugli spalti perché mi piace fare il tifo. Debbo chiaramente cercare di evitare di esprimere quelle che sono le mie emozioni perché insomma da medico di squadra devo avere un comportamento un po’ più diciamo degno e sottile. Ti posso garantire che si soffre tanto, si sta meglio sugli spalti.